Valentina l’ho incontrata un giorno che avevo il ginocchio malandato e il motorino si era fermato sulla Prenestina. I tempi in cui si giocava alla roulette con la riserva del liberty e si usciva troppo tardi da lavoro per avere voglia di fare il self service. La Prenestina alle due di notte con il motorino a lato e il ginocchio dolorante è via crucis del mese più brutto dell’anno, la percorri annullando tutti i pensieri più prossimi che la notte non fanno dormire. La percorri senza pensare, né al dolore, del motorino che grava sul braccio sinistro e anche del ginocchio con rotula fuori asse annessa. Tutto chiede pietà, ma in giro ci sono solo le case silenziose, offese sui muri, barricate con le finestre che si difendono dalla brutale sopraelevata. Valentina è stato il momento della redenzione, arrivato con il roboante suono del motore in sosta e un “che te serve na mano?” che lasciava poco spazio all’immaginazione. Io quella sera ho saputo regalarle solo un litro di benzina avanzato, quel poco che rimaneva della bottiglia che sapientemente aveva raccattato tra i resti di un angolo del quartiere. Valentina è il motivo degli accidenti, quell’incidente benevolo e causale che ti fa sorridere delle disgrazie, la voce d’usignolo che parte in ogni frase prima di attaccare i discorsi logorroici davanti alla tisana del dopolavoro. Valentina è il caos irriverente, artistico, fuori dalla regole ma tradizionale che mi ha insegnato ad amare questa città dispettosa. È l’anima di Roma, la guida dei vicoli, il cuore di Trastevere, il riposo dei gatti randagi, l’aiuto dei barboni, la birra sul limitare, la luce un attimo prima di essere spenta, nel trapasso dalla notte all’alba. Valentina parla e piange, mi dice che è nata a rovescio e con il cuore che le batte al contrario, sorseggia il vino rosso e mi racconta la sua vita. Affonda senza sconti sul passato e lo ripiega come il pane eritreo che spartiamo davanti a una brocca di rosso nostrano. Valentina non si vergogna di nulla e regala la sua allegria e mi bacia e si diverte e non ha paura di vivere. La vita la graffia, la prende a morsi e dopo butta giù l’ultimo sorso di caffè allo zenzero. Senza pensarci, senza paura.
Io a Valentina voglio bene, e l’ho conosciuta per caso, come tutte le cose belle della mia vita.
