Io non ho ancora capito bene cos’è successo, quand’è che ho smesso di cercarti, insomma.
Ieri eravamo seduti vicino a due pessimi bicchieri di vino. Tu eri stanco, perché ora lavori. Ti sei presentato con la cravatta blu dalle trame larghe e mi hai mostrato orgoglioso la spilletta dell’azienda sulla giacca. A me è venuto da ridere, ma ho soffocato tutto nel sorso acido del cannonau e tu, come sempre, non ti sei accorto di nulla. Mi sono sentita un po’ vuota, con il mento appoggiato alle braccia, accucciata sul tavolino.
Ci ho pensato per tutto il tempo, mentre parlavamo di cose che riempivano la conversazione. Piccolo bolle d’aria senza niente a pesare dentro. Ci siamo guardati e come sempre non ci è parso vero di stare vicini nello stesso piccolo pezzo di spazio. Ora che non serve più, il mondo si è fatto più piccolo o forse siamo noi che siamo diventati più grandi. Mentre andavi via ho pensato che sarebbe stato curioso se ti fossi girato indietro per l’ultima volta. Ma non sei mai stato uno stupido sentimentale altruista.
Io son rimasta ferma con il peso del casco sulla testa, la mano in tasca a frugare, il motorino spento.
Poi finalmente ho trovato la mia m&m’s gialla e mettendola in bocca ho pensato, per davvero, che fosse stato quello il momento più alto della serata*.
*Il secondo è stato il sorriso del signore a cui ho offerto l’m&m’s rossa, come umile scusa per non aver saputo dare l’indicazione che cercava
