Ti ricordi Bea le strade in salita? La camminata sulla pietra lucida, che ti specchiavi dentro e potevi morirci sull’ombra di quel passo. Te lo ricordi, sì, il sole sul bordo del bicchiere, sedute indolenti a un passo dal fiume? I caffè, il silenzio interrotto nel vicolo in discesa, il bianco impertinente che battaglia con il vento? Te lo ricordi il braccio di quell’uomo sulla ringhiera, il tram che ci scappa dalle mani, lo smalto blu delle piastrelle, spalmato sulle facciate delle case sudice. Le cornici delle finestre, le prostitute sulle strade del ritorno, le scritte sui muri nelle feste della notte? E il ballo in quel bar da sole, così piccolo da non potersi nascondere, e il pigiama prestato e la mano sulla fronte, te li ricordi? E nel buio della stanza l’asma del pianto e poi l’incoscienza del sonno, nella certezza del tuo abbraccio, io me lo ricordo.
Stasera ci sono duemila e seicento chilometri di coperta da arrotolare, prima di addormentarmi sotto la selva dei tuoi capelli.
