petiteAmelie

Chi sono

Blogger: petiteAmelie
www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche e/o i video di pequenaluz. Crea il tuo badge qui.

Categorie

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
sabato, 31 maggio 2008

daiquiri, caipirinha e quarantotto ore di veglia

Ci si accontenta in questo mondo

simulando tripli salti carpiati

da applauso

senza premi finali.

e adesso me ne vado a letto, nervosa.

postato da: petiteAmelie alle ore 02:35 | link | commenti (1)
categorie:
mercoledì, 28 maggio 2008

tutto parla, nella notte.

I bilanci si fanno di nascosto, nei momenti improbabili, da soli, senza verbo proferire; tra le gente che ti urta distratta sulla strada, seduti nell’umidità accanto a mani che potrebbe scaldare. I bilanci fanno male perché segnano un discrimine rosso tra le cose attaccate sulle spalle e quello che si rovesciano in avanti, senza misure di sicurezza a cui aggrapparsi. I bilanci fanno bene, perché imbarazzano le zone d’ombra che si vorrebbero evitare con noncuranza. Non c’è equilibrio in questo esercizio, bisogna solo trovare la maniera di cadere senza farsi male. Senza contare minuziosamente tutto quello che ritorna indietro con la bassa marea, conchiglie rare, sassi anonimi, pezzi aguzzi, resti neri di catrame.

postato da: petiteAmelie alle ore 01:38 | link | commenti (4)
categorie:
domenica, 25 maggio 2008

Manifesto

 

Un bicchiere di latte ed una piazza

col monumento. Un bicchiere di latte

dalle tue dolci sporche nuove mani.

Sandro Penna, Poesie.

 

postato da: petiteAmelie alle ore 19:18 | link | commenti (2)
categorie:
venerdì, 23 maggio 2008

frank

Pensavo sul motorino, [la Palimiro Togliatti illuminata nel suo deserto notturno, il mio attendere il ritorno a casa davanti a un semaforo rosso, dopo l’inversione di marcia vicina a casa tua], pensavo, che non mi ricordo la prima volta che ti ho conosciuto. Sarà perche ero troppo impegnata a distinguere il cucchiaio da dessert da quello per la zuppa, o per i continui rimproveri di Valerio che bucherellavano il mio ego, fino al sudore dell’ultimo conto consegnato. Pensavo che mi basta l’ultima volta, che ha pure il sapore della conferma, di un piccolo muro a secco costruito nei mesi, in cui questo lavoro era a lato eppure tendeva sempre al centro, della mia vita, dei miei pensieri. Stasera quando abbiamo abbassato per l’ultima volta la saracinesca hai disegnato con la crema la tua dichiarazione d’amore sul muro, eravamo tutti troppo allegri per essere in grado di fermarti. Ti ho riportato a casa che avevi paura di cadere, ma il vento freddo della nuova stagione d’estate mi aveva risvegliato dai fumi dell’alcool e mi tenevi stretta continuando a pronunciare improbabili parole in italiano: dopo cinque anni qui, continui a mettere la “e” davanti a ogni possibile verbo o parola. Oggi hai anche pianto, tu che sei prevedibile e non ti esponi mai, trincerato dietro la tua riservatezza. Anche se sono ubriaca, o forse soprattutto per questo, brindo a te Frank, a una persona speciale, che si sente mediocre e che invece ha il cuore con un peso specifico fuori dalla norma. Brindo a te, alla tua modestia, a te che potresti avere il  mondo in mano e invece ti accontenti di sfiorarlo con un dito, per lasciarlo agli altri, l’ultimo assaggio della giornata.

postato da: petiteAmelie alle ore 09:37 | link | commenti (2)
categorie:
martedì, 20 maggio 2008

vene

Questa mattina, che era una continuazione perpetua della notte in veglia, non ho visto l’alba. C’erano strati di nuvole che coprivano il pezzo di finestra, prima che il cielo fosse interrotto dal taglio d’intonaco della casa di fronte. C’era l’attesa in quel cielo, poco banale, di un conato di sonno che abbattesse le palpebre tese, sul limitare della fronte. Sono uscita con un vestito leggero, la pelle emozionata dal fresco delle prime luci, il passo lento e paziente. Una vecchia, col viso di tronco antico che trascina accanto a sé una borsa di plastica mi richiama da lontano sulla strada, ha il braccio alzato. La vedo che son già via e sembra che non abbia voce per farsi sentire. Mi rigiro che continua a cercarmi. Mi chiede una sigaretta facendo “no” con il dito, lei che pare non essere capace di tenere in mano un solo spillo. Piccola cartina geografica ripiegata su se stessa, è la morte attaccata al suo fagotto: i peli irti bianchi che offendono il viso, colline di vene sulle mani scarne, le unghie nere. Lo sguardo stanco, mi cerca, cerca l’accendino, pare che guardi dietro di me, ma non c’è nulla di denso in quegli occhi, nulla di umano, guarda fuori, al di là della testa, con le parole che urtano all’altezza del seno. Dove guarda, mi chiedo, cosa dice. Solo il cielo sembra darle ragione oggi, cupo come l’ombra del cucchiaio riposto a rovescio, non ha niente a che vedere questo cielo, questa donna, con i colori che si affacciano sul mercato, di mattina, nel quartiere.

postato da: petiteAmelie alle ore 00:15 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 19 maggio 2008

Ho bisogno di un libro che mi salvi l’anima, che curi l’insonnia, che annulli i peccati nella testa.

Suggerimenti?

postato da: petiteAmelie alle ore 03:11 | link | commenti (8)
categorie:
domenica, 18 maggio 2008

Valentina

Valentina l’ho incontrata un giorno che avevo il ginocchio malandato e il motorino si era fermato sulla Prenestina. I tempi in cui si giocava alla roulette con la riserva del liberty e si usciva troppo tardi da lavoro per avere voglia di fare il self service. La Prenestina alle due di notte con il motorino a lato e il ginocchio dolorante è via crucis del mese più brutto dell’anno, la percorri annullando tutti i pensieri più prossimi che la notte non fanno dormire. La percorri senza pensare, né al dolore, del motorino che grava sul braccio sinistro e anche del ginocchio con rotula fuori asse annessa. Tutto chiede pietà, ma in giro ci sono solo le case silenziose, offese sui muri, barricate con le finestre che si difendono dalla brutale sopraelevata. Valentina è stato il momento della redenzione, arrivato con il roboante suono del motore in sosta e un “che te serve na mano?” che lasciava poco spazio all’immaginazione. Io quella sera ho saputo regalarle solo un litro di benzina avanzato, quel poco che rimaneva della bottiglia che sapientemente aveva raccattato tra i resti di un angolo del quartiere. Valentina è il motivo degli accidenti, quell’incidente benevolo e causale che ti fa sorridere delle disgrazie, la voce d’usignolo che parte in ogni frase prima di attaccare i discorsi logorroici davanti alla tisana del dopolavoro. Valentina è il caos irriverente, artistico, fuori dalla regole ma tradizionale che mi ha insegnato ad amare questa città dispettosa. È l’anima di Roma, la guida dei vicoli, il cuore di Trastevere, il riposo dei gatti randagi, l’aiuto dei barboni, la birra sul limitare, la luce un attimo prima di essere spenta, nel trapasso dalla notte all’alba. Valentina parla e piange, mi dice che è nata a rovescio e con il cuore che le batte al contrario, sorseggia il vino rosso e mi racconta la sua vita. Affonda senza sconti sul passato e lo ripiega come il pane eritreo che spartiamo davanti a una brocca di rosso nostrano. Valentina non si vergogna di nulla e regala la sua allegria e mi bacia e si diverte e non ha paura di vivere. La vita la graffia, la prende a morsi e dopo butta giù l’ultimo sorso di caffè allo zenzero. Senza pensarci, senza paura.

 

Io a Valentina voglio bene, e l’ho conosciuta per caso, come tutte le cose belle della mia vita.

postato da: petiteAmelie alle ore 02:23 | link | commenti
categorie:
giovedì, 15 maggio 2008

ci pensa il tempo a curare tutte le ferite (ma anche il cinismo fa la sua porca figura)

Io non ho ancora capito bene cos’è successo, quand’è che ho smesso di cercarti, insomma.

Ieri eravamo seduti vicino a due pessimi bicchieri di vino. Tu eri stanco, perché ora lavori. Ti sei presentato con la cravatta blu dalle trame larghe e mi hai mostrato orgoglioso la spilletta dell’azienda sulla giacca. A me è venuto da ridere, ma ho soffocato tutto nel sorso acido del cannonau e tu, come sempre, non ti sei accorto di nulla. Mi sono sentita un po’ vuota, con il mento appoggiato alle braccia, accucciata sul tavolino.

Ci ho pensato per tutto il tempo, mentre parlavamo di cose che riempivano la conversazione. Piccolo bolle d’aria senza niente a pesare dentro. Ci siamo guardati e come sempre non ci è parso vero di stare vicini nello stesso piccolo pezzo di spazio. Ora che non serve più, il mondo si è fatto più piccolo o forse siamo noi che siamo diventati più grandi. Mentre andavi via ho pensato che sarebbe stato curioso se ti fossi girato indietro per l’ultima volta. Ma non sei mai stato uno stupido sentimentale altruista.

Io son rimasta ferma con il peso del casco sulla testa, la mano in tasca a frugare, il motorino spento.

Poi finalmente ho trovato la mia m&m’s gialla e mettendola in bocca ho pensato, per davvero, che fosse stato quello il momento più alto della serata*.

 

*Il secondo è stato il sorriso del signore a cui ho offerto l’m&m’s rossa, come umile scusa per non aver saputo dare l’indicazione che cercava

postato da: petiteAmelie alle ore 03:49 | link | commenti (6)
categorie:
martedì, 13 maggio 2008

di certe cose della notte

C'è una vena di clemenza in questo silenzio della notte. Non riesco proprio a rinunciare alla veglia, perché la solitudine delle porte chiuse, delle finestre addormentate, si fa dolce quando sono le tre e il cuore batte e l'occhio lo segue veloce, appresso a un sogno.
è stupefacente questa immobilità, che sembra quasi artefatta. Chissà per quanto ancora si potranno ascoltare il rumore della resistenza del frigorifero, la ventola del computer, l'impercettibile presenza sonora della luce accesa. Certe sinfonie volgari sono le migliori colonne sonore durante l'ansia dell'attesa, prima del tocco stanco, impercettibile sul lino del cuscino.
postato da: petiteAmelie alle ore 01:51 | link | commenti
categorie:
sabato, 10 maggio 2008

col senno di poi.

L’arte della dissimulazione è un compromesso che ci si può concedere rare volte nella vita, perché è come un mutuo a tasso variabile: prima o poi tutti gli interessi vengono a galla. Ieri ci siamo incamminate verso il palco, con sorrisi tirati ad arte ed eravamo bellissime, truccate con l’ansia della prima ora del giorno, ad aspettarti. Non parliamo più delle cose di una volta, sedute sul divano a sorbire il caffè, prima di ritornare a studiare. Ora siamo in piedi, vicino a una ringhiera a parlare di futuro e ci viene da ridere, anche se abbiamo paura. Tu dalla sala ci mandi messaggi per convincerti che tutto andrà bene e noi per un po’ togliamo la maschera, perché fa caldo e il sole è altissimo sulle nostre teste. Oggi mi chiami e mi sembri rilassata, pare che l’attesa abbia premiato le nostre speranze. Mi dici che ti va di uscire. Mentre io mi perdo dietro a inutili pulizie primaverili. Non ho voglia di pensare a nulla, nemmeno a certe scelte, come quella di ieri, che mi fanno sentire grande per gli anni che cerco di contare ancora sulla punta delle dita.

 

Anche se il posto sulla mano, a dirla tutta, è finito già da un pezzo.

 

postato da: petiteAmelie alle ore 16:51 | link | commenti
categorie: