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sabato, 21 luglio 2007

preguiçosa

Il caldo come un fazzoletto che chiude la bocca, si attacca alla pelle del viso, sbarra le vie d’uscita ai sospiri.

C’è un silenzio surreale intorno, si insinua tra le fessure delle serrande, in penombra, tra le scatole abbandonate sul pavimento.  Ho diviso i miei libri in due parti, ma non riesco ancora a decidere quali conosceranno la nuova casa e quali imballerò, per il viaggio verso il Sud.

C’è una pacatezza opalescente nei passi a piedi nudi, tra le cose in perenne disordine.

Oggi ho sognato di nuotare nell’acqua fredda, in mare aperto. È passato già un anno dall’ultima volta.  Ricerco ad occhi aperti le bracciate in solitudine, la paura di spingermi troppo oltre, dove il fondo della sabbia non dà certezze. Seguo, affaticata, le trame fitte di cotone del divano in sala e immagino quel fondo, il fiato da trattenere, chiuso a pressione nella pancia, fino alla gola.

C’è un sentimento doppio dentro di me in questi giorni.

È  diviso tra la sabbia del fondale e il vento, che soffia a pelo d’acqua.

 

[quando resto ferma a galla e non ho paura della tramontana]

postato da: petiteAmelie alle ore 16:51 | link | commenti (8)
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martedì, 17 luglio 2007

Forse siamo stati un po’ così

un buffer che stenta a caricare

per effetto di lenta connessione

 

di sentimenti e percezioni.

 [je n’arrive pas.]

postato da: petiteAmelie alle ore 11:42 | link | commenti (7)
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adagio

Il mio studio si trova in penombra, nella parte più silenziosa dell’ufficio. Una lunga scrivania con grandi sedie da conferenza  e nel grigio ipocrita di questo arredamento, il disordine mio. Tutti gli oggetti sparsi come piccole tracce di gesso, per segnare il confine che mi separa dal resto altrui. Non riesco a tenere al proprio posto nemmeno il tappo di una bottiglia e credo che nessuno mai riuscirà a capire quanto di composto ci sia in questo apparente marasma senza significato. Terza giornata di caldo. Si sopravvive egregiamente senza dover per forza affidarsi a sedute intensive da ventilatore.

Io sono annoiata, quanto basta per avere voglia di partire,

 

altrove.

postato da: petiteAmelie alle ore 11:09 | link | commenti (8)
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lunedì, 16 luglio 2007

Surrealismi

Ecco.

io ora, per esempio

mi sento in mezzo a questa cosa.

 

A G. de Chirico

 

OCEANO

Ho costruito una casa in mezzo all’oceano

Le finestre sono fiumi che dai miei occhi scorrono

S’alzano dovunque muri e polipi brulicano

Ascoltate il loto triplo cuore come batte e come bussa ai vetri del becco […]

Attorno alla casa c’è quest’oceano che tu conosci

E che mai non riposa.

 

Guillame Apollinaire

postato da: petiteAmelie alle ore 16:31 | link | commenti
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mercoledì, 11 luglio 2007

-

Diecilugliodipensierieamore.

Come si spiega con poche parole, semplice ed efficaci, il senso del verbo sfiorare?

Una giornata di intensi pieni e vuoti dove ranicchiarsi per farsi coccolare.

La laurea di G. e l’abbraccio con sua madre che mi ha fatto commuovere.

Sfiorare l’amore nella stretta, sentirlo a lato e toccarlo nel silenzio di quel momento prezioso.

La nuova stanza che, ufficialmente, diventa mia. Il piccolo territorio occupato, negli occhi lasciati tra le mura estranee, nei passi sul legno che diventeranno routine.

Sfiorare passaggi nel pieno che sanno ancora di vuoto.

La festa della sera a san lorenzo, in mezzo a volti sconosciuti. L’abbraccio dentro ad altri abbracci, lasciati dietro a partenze dimenticate. L’orgoglio di essere di nuovo di fronte, ripercorrendo i discorsi e i programmi tracciati, vicino alla fermata della baixa, sorseggiando caffè. Ché  la vita gira e non ci ricordiamo nemmeno quando abbiamo comprato il biglietto della corsa. Ché siamo già arrivate. Ché siamo già partite, di nuovo.

Sfiorare, una persona che avresti voluto conoscere tanto tempo fa e che ora ti guarda negli occhi e ti parla e ti cerca e vuole i tuoi sorrisi. E tu, che ti senti felice, come non ti succedeva da troppo tempo ormai.

Perché sfiorare non è cosa da manuale, ma succede per caso, di notte, quando tutti sono ubriachi e tra il fumo riconosci un viso che non vedevi da otto mesi. E allora ciao come stai. I capelli lunghi, l’aria matura, bella, consapevole. E la voglia di stringersi e sentirsi più piccoli dell’ultima volta.

Un cucchiaio di miele in bocca, fermato per istanti di eternità e la strada umida e le luci sole.

E noi tutti che ci incamminiamo seguendo la regina allegra e brilla. Che ride e ride e non si stanca di farlo.

E un charlie chaplin dai riccioli ribelli, che ti chiama prima di andare via, perché “lo sai che hai proprio un bel visino tu?” e ti avvicini e con ironia gli dai un bacio sulla guancia, scappando imbarazzata, pensando che sorridi di nuovo senza pensarci poi tanto su.

postato da: petiteAmelie alle ore 09:10 | link | commenti (4)
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martedì, 10 luglio 2007

acca nisciuno è fessa

Un quarto d’ora prima della chiusura del laptop. Vorrei staccare gli occhi dello schermo per smorzare il senso di fastidio che mi perseguita da qualche giorno.

A.A.A: cercasi lacrime artificiali per occhi fritti senza rimorso.

Diciamo che, tutto sommato, questo lavoro travestito da stage non retribuito fa notevolemente schifo. Nessun rimborso spese, computer da casa appena comprato strapazzato da un capo all’altro della città, benzina a fiumi, bile capovolta. Continuo a combattere contro quella vocina che dentro urla, pretendendo un’immediata sosta in stazione, alla ricerca di un biglietto che mi riporti a casa.

O in Brasile.

Nel frattempo approfitto della generosa disponibilità di materiale da cancelleria di ogni tipo, stipato nel mobile in ufficio: penne, taccuini, gomme e tutto il rubabile possibile immaginabile e inimmaginabile. Tirocinante sì, ma fessa no. 

postato da: petiteAmelie alle ore 12:04 | link | commenti (4)
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venerdì, 06 luglio 2007

porcherie

Oggi io e le mie coinquiline abbiamo liberato senza pudore il nostro “es gastronomico” più becero. Nessuna censura, nessuno ostacolo gastroenterico, nessuna bilancia in agguato a rattristare gli animi coscienziosi. Gli sguardi complici in queste occasioni sono gli unici codici utilizzabili per trovare la forza di osare. Il delitto si è consumato in breve tempo, tra una sorsata di birra e una manciata di patatine, rigorosamente comprate dal discount qui sotto. Lo spuntino salato in realtà ha fatto da cornice al budino con il caramello seguito da caffè, senza zuccherò però, che fa male alla salute.

 

[per tutti quelli che pensano che il masochismo sia una forma di tortura deleteria]

postato da: petiteAmelie alle ore 20:02 | link | commenti (10)
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mercoledì, 04 luglio 2007

dia dia

Aspetto la metà del mese per fare un po’ di ordine tra le mie cose. Come aspettare le vacanze segnando sul calendario i giorni che mancano alla partenza. Quest’anno il ritorno sembra meno carico di ansie ed aspettative e questo significa che la città, il posto in cui mi trovo ora, comincia ad avere la forma di una vera casa. Paradossale questo attaccamento, come se una radice avesse intaccato finalmente la terra, più in basso. Proprio ora, che ho un tetto sulla testa solo virtuale e che mi ritrovo di nuovo a fare delle scelte, tutte rigorosamente da ponderare. Il cambiamento dentro di me sta nei piccoli gesti quotidiani, dalla non curanza coatta con la quale mi impongo di non spingere troppo oltre lo sguardo verso il futuro alla spesa fatta anche due volte al giorno per evitare le liste.

Ho messo da parte tutti i rotoli con i progetti e la maniacale cura con cui ipotizzavo i passi successivi, quando ero ancora troppo timorosa di inciampare in qualche divieto. Tento le strade, rischio il senso di perdita, il disorientamento. Una terapia di abitudine al random che moltiplica i sogni e frena le ambizioni impertinenti, fino alla prossima fermata.

 

[chissà dove, chissà quando, chissà perché]

postato da: petiteAmelie alle ore 22:34 | link | commenti (2)
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martedì, 03 luglio 2007

precedenze

Oggi ero ferma a un semaforo rosso. La solita insofferenza della città. Tutti ammassati come bestie in calore sotto il calore dell’asfalto. I motori rombanti e pronti a partire di nuovo. Un’attesa infinita. Come quando si dice che tre minuti durano un’eternità.

 

La fretta vestita come una donna volgare. Tutti troppo occupati ad odiare il vicino più avanti di un metro per riuscire a stare fermi in una fila composta. Questa città quando si muove non perdona.

 

Ma poi mi sono girata e sulla destra c’era una ragazza che cercava il mio sguardo. Era una suora e aveva due occhi bellissimi. Avrà avuto la mia età. Ho pensato subito al vestito rosso della bambina in Schindler’s List. Qualcosa che valeva davvero la pena guardare dal vetro di quel finestrino.

 

Mi ha cercato di nuovo, quasi per essere sicura che fossi ancora là, ferma ad accogliere il suo dono.

Mi sono girata e mi ha sorriso. Il verde è scattato e mi è venuta voglia di cantare.

postato da: petiteAmelie alle ore 00:04 | link | commenti (8)
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lunedì, 02 luglio 2007

rendez-vous

E alla fine mi ritrovo sola nel bel mezzo della passeggiata domenicale, la sera, quando a Castel Sant’Angelo l’estate romana si profuma di ambra e l’orchestrina suona musica latina per il pubblico attempato, le famiglie e i bambini. Mi guardo il tacco un po’ rigato e mi maledico per il tempismo inverso con il quale so arrivare puntuale ai rendez-vous, quando le sedie sono ancora tutte vuote e le luci sul palco sono spente. Neanche un libro da leggere (mentre quelli da studiare sono a casa) o una canzone da ascoltare.

Mi giro verso il fiume e scopro i gazebi bianchi, la plage copiata ai parigini, i commensali serviti da camerieri in livrea, sempre bianca. Sembra tutto patinato e composto, le piscine squadrate e ripulite. Ma  il Tevere che scorre a lato non mente: sbatte in faccia la sporcizia dei detriti che riemergono dal fondale. Mi dico che è uno spreco tutta questa solitudine, la capovolgo un poco guardando la grande torre, la gente che circola rilassata passando dai ponti, ingombrando le viuzze. Sembra tutto un presepe anacronistico, mentre mi siedo ormai arresa sul muricciolo a lato.

Faccio un giro tra le bancarelle, guardo svogliata la merce sui tavoli, qualcosa di etnico, i soliti incensi, i libri di seconda mano. Leggo Erri De Luca e avrei anche la tentazione di comprarlo, ma alla fine cambio idea e ritorno al punto d’arrivo. Il lavoro (non retribuito) comincia e tutto resta in sordina. C’è un senso di inutilità nell’atto, ma ritrovo anche una bellezza disarmante che mi procura quasi fastidio, perché non posso conservarla in nessun posto. La piccola borsa è troppo piena e non ci sono obiettivi da aprire, perché son tutti rotti, ormai. Un ritorno silenzioso, sbagliando strada almeno tre volte.

 

[È un’estate strana, fa freddo e non ci sono ancora le zanzare. Banale insofferenza.]

postato da: petiteAmelie alle ore 01:01 | link | commenti (2)
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