Gli anniversari sono come piccoli promemoria. Brevissimi minuti di raccoglimento che paralizzano la vita di tutti i giorni. E sei ancora con le mani bagnate di stoviglie e i panni nel cesto quando ti accorgi che ti devi fermare. Ogni piccolo movimento è ammesso per tenere a bada la maledizione della Mancanza. Digiti tasti, ricuci parole e voci, per sentirti meglio e rimettere in tasca le emozioni che non andranno mai perdute.
Solo un anno e un giorno in più.
C’è una benedizione più grande che pende sulla tua testa: sono tutti lì, sparsi su diversi meridiani e paralleli, a disegnare la tua preziosa cartina dei ricordi.
[missing you]
Si gioca così, in silenzio, tra le pagine leccate e le copertine sporche, a fare l’amore con il tempo.
Con le gambe incrociate e il sorriso dispettoso di chi non vuole lasciarsi andare al riposo discreto della notte. Il borsellino vuoto sul tavolo è la sfida succulenta del domani, oggi mi basta restare estatica davanti a queste mille lampadine accese. Perché, quando succede, è bello stupirsi della vorace curiosità che mi tiene sveglia nell’ora della civetta.
Beata ignoranza, ma ancor di più
stupenda conoscenza.
[avviluppata, nella torre d’avorio.]
Vou dizendo/ Certas coisas / Vou sabendo/ Certas outras
São verdades/ Amizades/ Aventuras/ Quem alcança/ Mora longe
Da mudança/ Do seu nome/ Alegria/ Vã tristeza/ Fantasia/ Incerteza
São verdades/ São procuras/ Amizades/ Aventuras
Quem avança/ Guarda o amor/ Guarda a esperança
Sem favor
Ainda Ainda Ainda Ainda
Madredeus- Ainda
Si ritorna sempre con una valigia in mano. Le mani rosse conservano ancora i segni di quel trascinare solerte, diretto sulla banchina dove aspettare il treno. E solo il silenzio ti può perdonare quando riesci a toccare le trame di tessuto sotto il culo, madido di sudore.
Concentrata sui particolari, perché il contorno ti passa a lato e va troppo veloce.
Quindi
la polvere secca del finestrino e la gamba che urta quella del vicino di fronte.
la tua vita nella scatola, chiusa tra due cerniere senza lucchetto, troppo lontana per tenerla davvero a portata di mano, troppo vicina per non ricordarti che stai sbagliando direzione.
Le fermate d’alluminio, tinte di blu. Le impressioni catarifrangenti a intervalli di cinque minuti.
Il ritorno, che ritorna da te. Un conato che non ti concede il tempo di correre
al contrario
per far scivolare tutto nello scarico.
nessuna catenella di salvataggio.
Alla tazza di ceramica si arriva dopo, quando i conti sono stati saldati sul pavimento.
Il pulsante argento e la spia verde. Quando la musica non copre le rotaie e la voce magnetica sostituisce gli ultrasuoni della volontà. Release forzati, la vita lo impone.
Eppure
È quasi passato un anno
e tutto ritorna indietro
come se non ci fosse stata mai nessuna valigia da chiudere
nessun treno per ritornare, alla stazione di partenza.
Eppure.
Je ris merveilleusement avec toi.
Voilà la chance inique.
René Char, Lettera amorosa
Roma squisitamente calda
nel momento in cui tutto sembra
composto e perfetto
malgrado gli schemi
traditi
gli specchi
rovesciati.
felicità a rate.
"L'ironia è l'espressione di una persona che, animata dal senso dell'ordine e della giustizia, si irrita dell'inversione di un rapporto che stima naturale, normale, intelligente, morale, e che, provando il desiderio di ridere a tale manifestazione d'errore o d'impotenza, la stimmatizza in modo vendicativo rovesciando a sua volta il senso delle parole o descrivendo una situazione diametralmente opposta alla situazione reale (anticatastasi). Il che è una maniera di rimettere le cose per il verso giusto"
[Morier, Dizionario di poetica e retorica]
[perché l’importante è capire come partecipare]
tutti si meritano un secondo di assoluta apnea di felicità.
Con il letto sfatto, il sole d’arancia, il riflesso pulito dei muri sotto il controllo dei nuovi pennelli.
Corpo di lycra stropicciato, piegato nello spasmo del male allo stomaco, mio personale big bang delle emozioni. Mi viene da pensare che non ci dovrebbe essere ordine in queste proposizioni senza propositi. Ma casualità affascinante, di macchia caduta per caso sul foglio. Vorrei che la papera che pigola disperatamente nel giardino a lato tacesse e che ciò che pigola dentro di me si improvvisasse in una variazione da lasciare la platea senza fiato, paralizzata nei sorrisi a bocca aperta.



Torino calda.
Torino improvvisa, alle otto del mattino, dopo le ore del dormiveglia.
Torino squadrata e illuminata.
Torino gravida di aspettative.
Torino bella.
Torino a metà, svestita, come un amante lasciata nel letto per la telefonata della moglie.
Torino fuori.
Torino recintata di libri.
Torino di strette, di abbracci, di baci.
Torino con te.
Torino di corse e ritorni affollati.
Torino dentro, compiuta, ripromessa per i tempi che verranno.
Segnalibro a metà, tra le pagine fresche e dure di questi nuovi giorni romani.
Vedere l’alba dai buchi dell’avvolgibile chiusa. Restare ferma per dare un senso di gioia nel momento più acuto della tempesta. Sentirsi sola, con il pigiama freddo e la luce accesa, incastrata in questo fotogramma senza pause di respiro. Non sentire fame, non sentire sete, non sentire sonno.
Un ciclo continuo di percorsi fatti all’indietro. Un amarezza che si avrebbe voglia di soffocare sotto un cuscino morbido di piume. Desiderio impellente di attraversare qualcosa o qualcuno. Farlo. Con amore. Per girare la prospettiva dal lato semplice e più piacevole. O con odio. Per schiacciare i fantasmi che ritornano con arroganza, puntualmente. Non ci sono estremi in quest’alba di silenzio.
Condannata al Passaggio.
Sento solo il rumore di un ingranaggio che forse si arresterà stasera.
Nel sospiro di sollievo della fine del giorno, incartata nel mio bozzolo di incoscienza.
Oggi non sono malinconica, pessimista, patetica, nostalgica, triste.
Sono solo incazzata. E questa è di gran lunga la prospettiva peggiore.
[per le mie vittime che mi hanno reso vittima]



fantasticamente svogliata, conto i battiti della mia crisi d'astinenza, con le chiavi di casa in mano.
variamente assortita
vagamente assopita
mi lecco le ferite
adagiata sulle ortiche
e lascio che i frutti maturi
di questo primo raccolto
si sciolgano sotto il sole
come rancidi gioielli.