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domenica, 29 aprile 2007

domingo

E nel fondo della tazzina pochi grani di zucchero.

 

C’è una cornice di grida da stadio per pay tv che arriva fino allo schermo della finestra. Piccole goccioline di acqua secca e passata, chissà da quanto tempo, incrostano la visuale.

Il sole c’è. È una clausola prevista dal contratto di fine aprile. E c’è anche la vecchia che si affaccia incuriosita dal palazzo di fronte, più scrostata dell’ocra dei muri. Si gira con lo scatto circospetto dei piccioni invadenti, indossa un vestito viola con fiorellini bianchi. Mi ricorda mia nonna china sul tavolo di legno, con le mani lucenti d’olio e il profumo di zenzero nella pasta gialla dei suoi dolci.

Ora resta solo la perfetta estranea di fronte e la luce abbagliante dei fogli argentati che allontana gli uccelli molesti dalle torte sui davanzali. Nel frattempo il cielo fa l’occhiolino. Di nuovo grigio e vento. E la L del mio computer non funziona più. Ho bisogno di pigiare con forza, prima o poi la briciola di pane che si è insinuata sotto il tasto si frantumerà. Il letto nudo e la lavatrice accesa. La faccia ancora imbrattata di sonno, ma oggi, dopo tanto tempo, mi sembra domenica più del solito.

postato da: petiteAmelie alle ore 14:32 | link | commenti (3)
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venerdì, 27 aprile 2007

senza titolo

et voilà.

voce: gianmaria testa - Avrei voluto baciarti da Le Valse d'Un Jour

postato da: petiteAmelie alle ore 01:07 | link | commenti (3)
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giovedì, 26 aprile 2007

play:start:pause

Questa sera abbiamo giocato alla morra cinese, io e te.

Tu, forbice.

Io, carta.

 

vado a letto con la pietra nascosta sotto il cuscino.

postato da: petiteAmelie alle ore 02:19 | link | commenti (3)
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martedì, 24 aprile 2007

la chance unique

Le coeur soudain privé, l’hôte du désert devient presque lisiblement le coeur fortuné, le coeur agrandi, le diadème.

René Char, Lettera amorosa

stendi questo foglio lucido

con la mano sicura

che la tua voce muove

stendimi

su un filo di pensiero

 

lasciami il tempo

di asciugare

appesa

davanti alla tua contemplazione

felina e circospetta.

 

perché la luce entri

definendo i contorni

 

Sovraesposta

come una foto

resto ancora sommersa negli acidi

 

postato da: petiteAmelie alle ore 23:48 | link | commenti (4)
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lunedì, 23 aprile 2007

scrittura creativa

Non ci speravo più, ma a quanto pare esistono ancora professori che lasciano la mente libera e dimenticano di numerare le pagine della fantasia. Esercizio di scrittura creativa in classe, cinque parole a disposizione, un’ora di tempo per partorire questo:

 

 

Eppure sembra segatura.

Tampone assorbente dell’anima.

Il buio ha limato i percorsi dell’epidermide. Nessuna prova. La trama è violata. La rete è bucata.

Qui, sotto, tra i due alluci lividi. Una paralisi a uncino.

Sembra segatura secca. I rivoli immobili. Bitume incrostato all’altezza della rotula.

Come la migliore scena del delitto.

Sigillata. Do not cross. Me.

Sembra segatura secca. E invece è solo bianco. Di gesso.

Seguo la corsia preferenziale delle vene sul polpaccio.

Divieto di fermata sul ventre orfano. Diritto di precedenza tra le gambe aperte.

E il sangue cola e il gesso cela.

Piccolo tampax zuppo di peccato, in questo circolo perfetto che si apre, come corona.

Diamanti sulla testa e spine tra le cosce per la tua principessa.

Due uscite di fronte. Noi due.

C’è più spessore in questa fessura di fuoco che si apre sotto di me del. Noi due. A lato.

La puzza di gas. Maquillage di fiamma. Che disinfetta, disaffeziona.

Mi copre d’azzurro, violata.

Ti ho lasciato un promemoria. E ha la forma di una mappa, per terra.

Tracciata di bianco. Di gesso. Noi due solo a lato.

E al centro, per terra. Noi due. Già abortito.

Spegni il fornello quando esci. Gira la chiave. Non fare rumore.

postato da: petiteAmelie alle ore 20:39 | link | commenti (2)
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venerdì, 20 aprile 2007

vasi comunicanti

Pedaços…

 

“Alfama è un animale mitologico. Pretesto per sentimentalismi di vario colore, sardina che molti hanno voluto mettere sulle proprie braci, non sbarra il cammino a chi vi entra, ma il viaggiatore sente che lo accompagnano sguardi ironici(…). Il viaggiatore procede per vicoli tortuosi, questo qui, dove le case da un lato e dall’altro quasi si toccano, e lassù, dove il cielo è una fessura tra le gronde separate a stento da un palmo, o per queste piazzette inclinate dove due o tre scalini aiutano a vincere il dislivello, e vede che alle finestre non mancano i fiori, né le gabbie con i canarini, ma il cattivo odore delle fognature che si sente nella via deve sentirsi anche di più dentro le case, in alcune delle quali il sole non è mai entrato, e  anche in queste qui, a livello della strada, la cui unica finestra è lo sportellino aperto nella porta(…).”

José Saramago, Viaggio in Portogallo

 

 

Continuo nel passaggio. E mi godo l’anteprima dell’estate romana. Le ombre sui muri dei palazzi pallidi di fronte si uniscono a quelle dei tetti portoghesi, in aprile.

È passato già un anno.

Rua Luciano Cordeiro 107 e un balcone, un rampicante, un tavolo di legno. Ricordo ancora i quattro piani di pensieri stesi ogni sera con Marta e Ana Sofia prima di andare a dormire, le candeline spente, le cene consumate. Ricordo l’ombra dei tulipani e la famiglia francese che accendeva le lucine di Natale in pieno maggio. I biscotti di dicembre e le tue infradito brasiliane in primavera. Le nostre discussioni e le mollette colorate per terra. Quando la festa non finiva mai per interi giorni e quando sfidavo le mie vertigini seduta sul cornicione. Una prospettiva privata, violata da pochi. Con le scie degli aerei sempre troppo vicini, piccoli segnalibro delle mie letture solitarie.

 

Ricordo tutto, basterebbe ammetterlo:

che  ho lasciato cuocere le mie emozioni a fuoco lento, a bagno maria.

 

E oggi ho svitato un vasetto e sotto il vuoto del tappo c’era profumo di buono.

postato da: petiteAmelie alle ore 15:16 | link | commenti (3)
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sabato, 14 aprile 2007

doppio sei

 

“Una superba volontà di fare mi gonfia tutto, ma non ho il bersaglio su cui puntare come un proiettile”.

Beppe Fenoglio da il Diario, 18/8/1954

 

 

Come chiusa nell’ipercubo. Con il sudore che resta di cellophane sul viso. Non si scioglie nemmeno lo sforzo sulle labbra tagliate di arsura. Cercare il passaggio nell’angolo retto sul fondo.

Resta la luce artificiale, come brillantina sulla testa crespa. La lampadina nuda senza contorni che illumina il rosso degli ovetti sul tavolo. Ho fatto una promessa al sorriso che combaciava con il mio qualche anno fa.

 

Io gioco.

 

Ma non ricordo più dove ho sotterrato i dadi.

postato da: petiteAmelie alle ore 00:12 | link | commenti (5)
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martedì, 10 aprile 2007

edgar, cinismo e surrogato di cioccolato nella bocca

Ho un funerale da organizzare per le mie scarpe in finta pelle.

Perché certe cose a volte succedono all’improvviso.

Cammini e scopri il fiore reciso, il vuoto nel centro.

E al posto delle foglioline screziate di colla

riesci a vedere solo due ali aperte e inutili

 

un crocifisso senza sacrificio

piantato sul palmo del piede.

postato da: petiteAmelie alle ore 02:03 | link | commenti (4)
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lunedì, 02 aprile 2007

Ludovico

come un nido oggi l’auditorium.

come un nido di velluto rosso

e al posto del cielo le onde di legno

in alto,

che ogni singola fessura di luce sembrava corda

e martelletto insieme.

 

tre strati di gonna ordinati dalle mani

religioso il silenzio

tradiva anche il rumore

del cotone appena stirato.

 

il cuore come un gomitolo

bandolo troppo pieno

di nodi di note

per essere sciolto.

 

e la mano

calda a lato

non mia

monca

per verginità di percezioni.

 

ad occhi chiusi

li toccavo tutti

i polpastrelli sui tasti

 

svestivano il nero e il bianco

come amanti frettolosi

 

e il pianoforte nudo

sotto il cono di luce

mostrava

svergognato

il seno ruvido.

 

nel buio la mia corteccia

seccata sul  pavimento

le gambe strette

come per

poter chiudere a chiave

da dentro

le porte di questa parentesi

notturna

come per

soffocare di intenso

senza virgole appese

guardiane

ad aspettare.

postato da: petiteAmelie alle ore 01:08 | link | commenti (5)
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