La valigia piena
a metà
tra la soglia
della casa
e il divano.
Immaginiamo
appesi a un filo blu.
Una cena in due
questa sera cucini tu
stringiamo la distanza
a occhi chiusi
e rubiamo al sogno
la quotidianità
che ci manca
da troppo tempo ormai.
Mi cingi
di piume dorate
mi stringi
la mano ferita
brilliamo questa notte
sotto
il tejo
come le stelle
seduti su queste sedie
bianche
a forma di luna
somos dois seres emocionais
é verdade.
D’estate mi piace guardare di più le stelle, perché sono come piccole perle rare che le luci ingombranti della città nascondono sempre durante l’inverno romano.
D’estate invece i colori diventano liquidi e il cielo si fa quasi nero, la spuma evanescente eppure nitida della via lattea pende sulla mia testa di salsedine.
D’estate non mi manca mai la luna, mi piace di più quando scruto il suo riflesso da lanterna poggiarsi sui piedi in attesa o sospesi al secondo piano di una casa in affitto.
La luna resta lì e capricciosa come un gatto si sposta tra le case e le preoccupazioni, che puzzano di tabacco bruciato e restano incastrate tra i denti stretti.
L’altro giorno quando mi hai chiamato non c’era neanche la luna.
Avevo una piccola luce accesa e i muscoli tremavano ancora.
Non c’era la luna e non c’era l’attesa, sentivo solo un sottile vibrare di corda
una vertigine che non faceva paura, perché sembrava che dall’altro capo della fune ci fosse una mano sicura che teneva la presa.
Piccolo pagliaccio presuntuoso che sono.
L’altra sera tremavo solo io, però. E mi sforzavo di restare almeno zitta, per non far uscire nemmeno un sospiro di lacrima salata che mi era sceso giù fino alla gola, fino a strozzarmi.
E mi sono ricordata di quel movimento lento che mi faceva sempre addormentare quando ero piccola, quel navigare fatto di cauti su e giù, sul tuo ventre rilassato, nel silenzio del primo pomeriggio. E poi ho pensato all’amore, alla forma che stava prendendo in quel momento di assoluto dolore perfetto. E mi sono sentita piccola e incapace di dirti, di dimostrarti quanto potevo essere brava, come solo tu sai, quando mi sorridi composta nei tuoi silenzi scevri di elogio ma pieni di compiacimento. Ma io non ci riesco a essere brava come te. Forse prima o poi succederà questo miracolo. Forse prima o poi sarò più forte dell’amore e attaccherò questo guinzaglio al mio cuore per non permettere che fugga via, in strani sobbalzi imprevisti.
E ora che la vita ci ha chiesto di saltare insieme, resto sempre troppo lontana per sollevare la gamba insieme alla tua. E tu mi chiedi di restare, di continuare a camminare senza voltare le spalle per tornare da te, ora che ne hai bisogno, ora che è giusto che sia così. Ma come fai, dimmi, come fai a sorridere di questa normalità che ti costruisci ogni giorno, come fai a disegnarli questi momenti di inquietudine con un arcobaleno sempre nel fondo. E mi fai sentire ancora più piccola, più piccola dei pomeriggi in cui mi addormentavo sulla tua pancia molle di baci, perché ripenso alle inquietudini legate alle spalle e vedo qualcosa in più.
Vedo questo dolore perfetto che annienta quelli passati, meschini e irrisolti
e tutto il resto sembra non avere più senso.
un bacio a forma di ti amo, solo per te.
Che bella festa di compleanno, quella dell’inverno
questa mattina
è arrivata direttamente la pioggia a recapitarmi l’invito
i panni fuori sventolavano come bandiere impazzite
in un danza frenetica di legno e mollette.
Un ritorno da prima donna, per il signore
non c’è che dire.
L’ho applaudito scaldandomi le mani davanti al profumo del caffé,
mentre mi stringevo nelle righe verdi del mio pigiama.
Mi mancherà l’aria di canditi di questo inverno traditore
e mi toccherà lasciare in naftalina il vestito preferito
arancione ed estivo
con tre cerchi
(verde, giallo e rosso)
proprio giù, all’altezza del polpaccio.
e non resterà che aspettare nuovi soli
meno pallidi di quello che oggi si nascondeva
dietro a un cielo di latta.
Sono uscita con le mie scarpe primaverili
di trame azzurre e rosse
facendo lo sberleffo alle gocce di maltempo
che si sono posate sempre più antipatiche
fin sopra la punta del naso.
Ho navigato nelle pozzanghere di fango e cemento
schivando i colpi bassi delle macchine in corsa
alla ricerca di un libro prezioso e
con una nuova musica a farmi compagnia
dorata e delicata
da cantare senza sosta,
incrociando, divertita, gli sguardi curiosi dei passanti.
E la pioggia non è stata avara di sorprese
mentre i mie piedi di spugna assorbivano il gelo
portato su dal nuovo vento nervoso.
È stata una giornata di passeggiate in punta di piedi
con il sorriso
a leggere nel bus senza contare le distanze
sempre difficili in questa città
Una giornata di pieni e di vuoti
con il Tevere a brillare di ambra
e il mio cuore a viaggiare su ponti bianchi
di statue e poesie.
Una giornata di luci e riflessioni
con la matita in bocca e qualche calcolo nella testa
di telefonate inattese
di luci e fotografie
che ti ritrovi con gli occhi truccati di nero e felicità
mentre guardi dritto
un obiettivo che avevi dimenticato.
Lou Reed e dedizione
tra banchi ottici
e lunghe attese
sguardi d’artista
immobili pose di stile
modella per caso
amante di questo mondo per scelta.
La pioggia ormai fina
di nuovo clemente
E una sigaretta con V., ascoltando una musica che ci ricorda
Lisbona
che accende urgenze
diluite in poche parole
soltanto qualche ora prima.
un ritorno e un sorriso ritrovato
ricchi premi e cotillons
per questa festa di compleanno.
Cosa vuoi che ti dica eh? Mia piccola amélie.
Lucetta dalla dinamo rotta, cosa vuoi che ti dica.
Io ci provo a convincerti, che nello spazio vuoto
ci sarà sempre qualcosa da riempire
ma usi l’ostinazione come regola
e affondi il dito, golosa, nei vortici pieni
di velenose e grasse primizie.
E non ti basta il caldo, voluttuoso
di inediti e dolcissimi spessori
usi il tempo per graffiare via lo smalto
dai denti dei tuoi sorrisi.
Io ci provo, e tu lo sai mia piccola amélie
che continui a pedalare verso salite
che non hanno meta
e metà ad aspettarti.
E lasci scivolare via dalle mani timidi sorrisi
che nascondono dentro oceani di sensibilità
pretendi di affrontare le burrasche
che vogliono solo capovolgere le tue felicità.
non si trovano le isole
all’orizzonte
con il tuo piccolo lanternino
Quello, se vuoi, lo puoi utilizzare
per cercare il nero
degli spazi vuoti
che dovresti riempire.
Io ti ho avvisato, piccola sprovveduta testarda
se continui a guardare Dietro
il passo rallenterà
sempre di più
il tuo incerto andare.
E perderai di vista
le cose essenziali
che calano come sipari di velluto
rosso
davanti ai tuoi occhi
E quando sentirai gli applausi
sarà già troppo tardi
per sorridere all’ultimo inchino
di commiato.
E non mi dire che non te l’avevo detto.
.però.
ho visto molti bicchieri cadere
nei tempi passati
ma
poche schegge
volare
per volere
che si piegava nelle orecchie ancora calde di cuscino.
Sulle labbra screpolate di rosso
c’era un silenzio
che combatteva i tamburi
suonati dall’alcool la sera prima.
Una giornata faticosa
passata a tracciare percorsi
assonnati di giallo e arancione
e a leggere le solite parole
scomposte, prolisse e straniere
di emozioni
altrui
mi sono ammalata di stupida
stupita
superficialità
me ne accorgo da quella fossetta
che compare a lato e che solletico
con la coda dell’occhio
tutti i giorni
ultimamente.
Finalmente.
Ho capito che
il cuore
quando è di gomma
non si divide
mai
in inutili fratture.
Non ho voglia di risposte
mi bastano piccoli viaggi
senza fermate.
Si avvisa la gentile clientela che per quest’anno non si effettuano sconti sulla fiducia e il beneficio del dubbio.
Sedimenti.
(sete di menti)
Se mi menti
ci sarà solo
anestetica
indifferenza.
Sedimenti.
(senza sensi)
Se ti penti
non ci sarà concime
per far partorire
i frutti
ora:
sono terra di mezzo
senza stagione.
Accolgo l’invito al gioco di Rosanegra e passo la palla a Lucilla, Alja, Bewitch, Clara e Gattocanguro.
(scusate ma non riesco proprio a mettere i link sui vostri nomi…)
1- Quando ero piccola avevo una fantasia fuori dal comune e così il divano della sala (addobbato con coperte e accessori di ogni tipo) diventava un vascello fantastico che ogni giorno mi portava in un posto nuovo e inesplorato.
2- Una volta ho rischiato di rompermi l’osso del collo per imitare Mary Poppins perché ero convinta che tutti potessero volare avendo un semplice ombrello aperto sulla testa.
3- Salgo le scale solo di corsa, è più forte di me.
4- E’ molto raro che riesca a guardare un film o a leggere un libro per la seconda volta.
5- Sono una persona estremamente distratta e disordinata. Ogni volta che esco di casa devo ritornare almeno una volta indietro perché dimentico sistematicamente qualcosa di importante che potrebbe mandare a monte tutti i piani della giornata.
Il velo nero delle calze è diviso da due strappi
all’altezza del ginocchio.
Due fili di carne che si nascondono dietro le pieghe
di una gonna
troppo corta per celare misteri.
Ho un buco nelle calze
e almeno tre nel cuore.