Due cannuccie
verde e viola
capirinha silenziosa
sentimenti di cachaca,
ghiaccio, zucchero e limone.
Ho deciso che ora parto
chiedo il conto
e parto già.
Salto verso l’anno nuovo
a piè pari
a occhi chiusi
mentre svuoto la valigia.
Butto tutto, non mi importa
non ho più la percezione
delle perdite passate
e di quelle mai avvenute.
Questa sera c’è anche il freddo
resto fuori
lì
a brillare
col cappotto appeso a casa
solo un paio di orecchini
pietra verde smerigliata.
Vado via e cambio treno
resto senza tulipano
l’ho lasciato nella metà
di una stazione mai trovata.
Un augurio silenzioso
che non è di convenzione.
ve lo faccio solo ora
che vo via per un po’.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe
Piove.
Secche le labbra, umido il cuore.
Ho voglia di bianco di neve
di fumo e camino
vino rosso e candele
di jazz in un sospiro.
Ho voglia di un finestrino
del verde di un sedile
di un libro nella mano
di un rigo da saltare.
Di due bicchieri vuoti
che sono da riempire.
E piove su i nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
il vetro della finestra appena rigato
pioggia
volto che cerca di superare
il bisogno di un panorama nuovo
è strano il modo
cosa vuoi?
cosa devi avere da me?
il tuo racconto
la tua piccola storia può parlarmi veramente?
i sentieri di un panorama
a volte sia aprono lievi.
In virtù di questa pazienza dell’anima noi, sani di corpo, sopportiamo che ci venga rinviata la nostra beatitudine e che ci tocchi di vivere fra gli scandali del tempo presente. A ciò si riferiscono le parole or ora menzionate: Se speriamo ciò che non vediamo, lo attendiamo con la pazienza. Per questa pazienza il santo [re] Davide sopportò le ingiurie di chi lo svillaneggiava e, sebbene potesse facilmente vendicarsi, non solo non si vendicò, ma trattenne dalla vendetta quell’altro che, addolorato, s’era fatto prendere dall’ira, e del suo potere regale si servì più per proibire che per esercitare la vendetta. In quel frangente non era il suo corpo che veniva tormentato da malattie o ferite, ma era il suo animo che, riconoscendo il momento dell’umiliazione, la sopportava per fare la volontà di Dio e per questo ingoiava con somma pazienza l’amara bevanda della contumelia. Questa pazienza ci insegnò il Signore quando disse che ai servi irritati per la mescolanza della zizzania [con il buon grano] e desiderosi di estirparla il padrone di casa rispose: Lasciate che [le due piante] crescano fino al tempo della mietitura. Infatti occorre sopportare con pazienza ciò che non si può eliminare con fretta. Di questa pazienza ci ha offerto un esempio palese lui stesso tollerando quel discepolo, che era ladro, vicino a sé fino al tempo della passione, cioè finché non lo denunziò come traditore. Prima di esperimentare le funi, la croce e la morte, non rifiutò il bacio di pace a quelle labbra menzognere. Tutti questi esempi, e i tanti altri che sarebbe lungo ricordare, rientrano in quel genere di pazienza dove l’anima non soffre per i suoi peccati, ma dentro di sé sopporta pazientemente quei mali che le provengono dal di fuori senza che il corpo ne venga minimamente colpito.
Volevo chiedere a Sant'Agostino se, mentre la mia anima aspetta con pazienza tempi migliori, il mio stomaco poteva ingannare il tempo con quel delizioso torrone al cioccolato che mia madre ha sapientemente stipato nella dispensa. Credo che sia un compromesso equo ( e solidale). E poi lo dicono anche quelli della Bauli: A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai!
Ho deciso: domani vado a comprare un cilicio (di zucchero).
1. Ricordarsi di non sottovalutare le conseguenze dell’amore
2. Ficar a espera de uma voz...
D. arriva in silenzio mentre parlo al telefono.
[Coltivo le mie piante di desideri in posti sotterranei e privati
le innaffio di nascosto
mentre ascolto le tue parole di quotidianità
elemosinate prima di andare a letto.]
Vieni via, mi dice con gli occhi di uno che mi conosce da vent’anni.
Vieni via
che sono venuto per salutarti, ora che sei qui.
E la cornetta diventa un peso tra le mani.
Io lo guardo e poggio un dito verticale sul suo labbro
la nostra aria complice spezza i rumori tra me, lui e l’altro respiro
[lo so che sai aspettarmi, lo hai fatto sempre
tutte le volte che mi è venuto il solletico alle mani
e al cuore.]
Scusami, ora vado. Sgretolo poche parole sul ricevitore.
E poi un saluto sintetico, da nastro magnetico.
[Preferirei che le nostre telefonate non avessero mai una fine
per non sentirlo più
per non toccarlo
il feltro delle tue parole.]
Un abbraccio morbido e rassicurante prima di salire in macchina
Accendiamo le nostre “sigarette da conversazione” e restiamo fermi
vicini al parco popolato del paese.
I finestrini abbassati e un freddo frizzantino che ci punge le narici
E i ricordi.
Un release di sguardi e discorsi lasciati a metà,
per poi essere ripresi sotto la cenere che si infiamma al tocco delle labbra.
Con le nostre vite parcheggiate a mezzo metro l’una dall’altra.
Ti parlo di vecchie e nuove emozioni
senza capire quali tra le due mi facciano più timore.
E non mi guardare così se ti dico che ho paura.
Se vuoi non ti guardo, ma non sei capace e lo sai.
Capace di cosa?
Di usare i freni.
[Sono un libro senza copertina per te]
Ti propongo qualcosa di caldo e ci viene in mente solo una deliziosa cioccolata
golosi come sappiamo esserlo solo noi.
Al cocco per te.
Alla fragola e al licis per me.
Infilo il cucchiaino nella tua tazza mentre ti chiedo se vuoi assaggiare la mia.
Sei sempre la solita, me lo chiedi così ti senti meno in colpa.
Abbozzo un sorriso furbetto e continuo a scaldarmi sotto i fumi aromatici che volteggiano all’altezza degli occhi. Ti guardo e per un attimo mi dimentico dei discorsi disegnati sui finestrini appannati della tua macchina.
In fondo siamo sempre gli stessi di tanti anni fa
fratello e sorella per caso
il tempo ha modificato tante cose
ma la traiettoria degli sguardi
quella no, resta sempre la stessa.
Per fortuna.
Ci sono delle cose di me che non capirò mai.
Come, per esempio, trovare perfetto questo giorno di distacco e cambiamenti
con il treno che aspetta in stazione.
Le valigie di chi parte per le vacanze
e quelle di chi parte per sempre.
Eppure questa mattina la casa brilla e profuma
di incensi, candele e vaniglia.
E mentre sorseggio il the con il biglietto in mano
lascio scorrere in gola
tre anni di vita.
Buon viaggio, amica mia.
Ci sono cose di me che non capirò mai, è proprio vero.
«(…) Je me sentais précieuse et dangereuse, inoffensive e mortelle, silencieuse et tumultuose, haÑ—ssable et joyeuse, douce et corrosive, anodine et rare, pure et saisissante, insidieuse et patiente, musicale et cacophonique- mais au delà de tout (…) je me sentais invulnérable».
Mi sentivo preziosa e pericolosa, inoffensiva e mortale, silenziosa e irrequieta, odiosa e felice, dolce e corrosiva, insignificante e rara, pura e sorprendente, insidiosa e paziente, musicale e cacofonica- ma al di là di tutto (…) mi sentivo invulnerabile.
Métaphysique des tubes, Amélie Nothomb
Oggi a casa c’è stato il rituale dello scambio dei doni.
Ho ricevuto in regalo:
- il libro della Littizzetto Rivergination
- una cravatta
E poi mi dicono che sono troppo metaforica…
Ci sono le luci intermittenti del piccolo albero in sala accanto a te, c’è il torrone tagliato a pezzetti, il pandoro con lo zucchero a velo, le olive, i grissini e le patatine
insomma tanto per ricordarti che c’è stata una festa.
E dire che ho vinto anche a carte.
Poi ti basta una sigaretta in balcone al freddo da sola per ricordarti che tutta questa storia sul natale è proprio una farsa: tenetevela pure questa glassa di felicità che ricopre ogni cosa intorno
Io da oggi sono a dieta.