petiteAmelie

Chi sono

Blogger: petiteAmelie
www.flickr.com
Questo è un badge Flickr che mostra le foto pubbliche e/o i video di pequenaluz. Crea il tuo badge qui.

Categorie

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 31 ottobre 2006

Me, tra due citazioni.

“Non delimito non disegno,

l’ingresso alla notte del mio amore

è illuminato,

è l’uscita che è oscura”.

 

                                            Adonis  Cento poesie d’amore

 

Me lo sono detto tante volte: il mio modo di amare ha qualcosa in sé

di complicato e straordinariamente lineare

al tempo stesso.

Quando ero piccola ero una bambina molto diffidente

sorridevo con compostezza e mi gongolavo nel mio egocentrismo.

Selezionavo con cura le amicizie, mi lasciavo intenerire da amori idealizzati, piuttosto che vissuti.

Ero un esserino saccente ed arrogante

e mi sentivo grande dentro

forse troppo adulta

per gli anni che mi portavo addosso.

Un comodo vestito di apparenza

anzi, no

un impermeabile

che mi riparava da tutte le possibili piogge acide dell’esistenza.

In questo moto di rivoluzione

che è la mia vita ora

resto ancora l’Asse attorno al quale il mio mondo

gira

cambia solo l’inclinazione

cresciute le convinzioni, smarriti gli equilibri

nascosti sotto strati di pomata bianca

di sorrisidaipasseràmachisenefrega

che non leniscono il dolore

al tatto

alla pressione

dei sentimenti miei

dei sentimenti altrui.

 

Il Casino della mia anima ha chiuso

serrate, le porte

spente, le luci

soffocati, i gemiti

non posso continuare a prostituire la mia volontà

stretta tra le gambe di gente egoista

che predica amore

senza capire come si possa cominciare a donarlo

davvero

questo amore.

 

che sembra semplice

ma in realtà non lo è

almeno non per me.

 

Questi venditori di fumo

pronti a regalarti mazzi di fiori ingombranti

senza capire che la dolcezza

si nasconde dietro lo stelo sottile di un tulipano.

La lusinga dei sorrisi larghi e altruisti

gli abbracci caldi

e

le mani strette

non mi appartengono più.

 

Troppo, tutto diventa troppo

quando estesa si fa la terra bruciata

attorno.

 

Voglio essere amata in silenzio

come il rumore di un bacio sulla palpebra

un battito di ciglia

 

sul

 

naso

 

che scivola appena

come lingua

nella

 

 

fessura delle labbra

morbide e schiuse

tue

 

all’altezza

 

della fronte

mia.

 

 

E voglio che il desiderio

di per fra te

e me

sia

fiato caldo

che esce

prepotente dalla pancia

d’improvviso

senza farvi più ritorno.

 

Oggi ho finito il primo tra i libri della “trilogia irrisolta”, comprati nei mesi passati, con religiosa dedizione e non terminati.

Non mi era mai capitato di lasciare un libro a metà, negli ultimi tempi ne ho traditi tre contemporaneamente. Sto cercando di recuperare/rmi.

 

“(…) Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo”.

 

                           David Grossman   Che tu sia per me il coltello

                          

postato da: petiteAmelie alle ore 01:52 | link | commenti (12)
categorie:
lunedì, 30 ottobre 2006

Addosso al viso mi cadono le notti

e anche i giorni mi cadono sul viso.

Io li vedo come si accavallano

formando geografie disordinate:

il loro peso non è sempre uguale,

a volte cadono dall'alto e fanno buche,

altre volte si appoggiano soltanto

lasciando un ricordo un po’ in penombra.

Geometra perito io li misuro

li conto e li divido

in anni e stagioni, in mesi e settimane.

Ma veramente aspetto

in segretezza di distrarmi

nella confusione perdere i calcoli,

uscire di prigione

ricevere la grazia di una nuova faccia.

                                                            Patrizia Cavalli

…e oggi ero chiusa nel mio vestito arancione, con il viso incastrato tra le parole del nuovo libro, golosa e ingorda di una solitudine ricercata e conquistata.

Me ne stavo lì, da sola. E mi sentivo scorrere dentro e affianco la città. Con i suoi vicoli dipinti di un prematuro buio, per via del cambio dell’ora.

L’inverno si affaccia e sembra così ridicolo questo caldo che coccola le braccia scoperte, mentre stringo a me la borsa con dentro i miei tesori. La mia bimba macchinetta, rimasta quasi per tutto il tempo a riposare, tra le mentine, l’accendino viola e le sigarette. Qualche biglietto del bus scaduto, il libro preso e abbandonato più volte, un elastico nero di spugna e cianfrusaglie dei giorni passati.

Il tempo beffardo, che ha vinto sulla mia voglia, finalmente ritrovata, di perdermi dietro lo scatto del mio dito, la vanità della mia percezione.

Ma è stato bello comunque, è stato bello godermi un silenzio, ricamato di sguardi, nascosti tra i passanti. Domenica a Trastevere, a cercare nei vicoli una luce diversa, ad entrare nelle chiese

tutte aperte

dorate, in penombra

respirare il religioso silenzio delle orecchie tese verso il pulpito, il sollievo nella preghiera

che oramai non trovo più.

Una domenica stupenda, tutta per me.

 

postato da: petiteAmelie alle ore 01:29 | link | commenti (12)
categorie:
domenica, 29 ottobre 2006

MeTaMoRfoSi

Ho reciso con una lama sottile e lucente

questo bozzolo scuro e duro che mi ha contenuto

nei mesi trascorsi.

Un bisturi per l’anima

Affilatissimo.

Che questa preziosa fessura

si schiuda

da dentro

con naturalezza

impercettibile.

Io ci sto provando

lo giuro

ci sto provando

ad aprirle queste ali

ancora troppo fragili

per rompere la seta di ricordi

che le avvolge.

La metamorfosi

quando avverrà

sarà veloce

come un battito.

E mi solleverò

su di Te

per guardare le tue mani

occupate solo da un bozzolo

ormai aperto a metà

più leggere

e vuote di Me.

 

postato da: petiteAmelie alle ore 01:55 | link | commenti
categorie:
venerdì, 27 ottobre 2006

Profumo di fiori, lavanda, candeggina e anticalcare.

Dopo numerosi giorni di latitanza dalle cure domestiche

ho messo una mano sul cuore e l’altra sulla spugna.

Ho le dita dure e l’animo molle

nuovi solchi sui palmi disegnano inediti percorsi

una chimica che brucia l’epidermide

 

ma sono contenta.  

 

Mi perdo a ritmo di musica,

nel blu della mia salopette

innaffio le rose e i girasoli

ancora avvolti nel cellophane rosso

e penso che comprerò delle piante nuove,

ho bisogno di prendermi cura di qualcosa

mentre il qualcuno mi sfugge.

Mi viene in mente il viola delle primule

e il giallo dei tulipani

i miei preferiti.

Avrei voglia di fumare

ma cerco di non pensarci troppo.

Resto tesa

sulle corde di questo violino

che suona solo per le mie orecchie.

Mi evito

schivo il desiderio

che si espande

sollecito

nello stomaco.

Non pensare

pensarci

pensarlo.

Astinenze terapeutiche

Gli acuti salgono nell’aria

deglutisco preoccupata

ma una smorfia disegna una nuova fossetta

sulle mie labbra a forma di cuore.

 

Oggi è un giorno di festa

Un’ epifania di nuove emozioni.

postato da: petiteAmelie alle ore 17:49 | link | commenti (4)
categorie:
lunedì, 23 ottobre 2006

cerveja e estrelas

 

Sorseggio una birra

rigorosamente scura

ascoltando un fado

profondo, caldo

 

cola dalle labbra

 

come questo sapore di malto

corposo e intenso.

 

Vorrei implodere per un istante

e poi riaprirmi come una ginestra

in silenzio

sotto le stelle.

 

postato da: petiteAmelie alle ore 23:47 | link | commenti (13)
categorie:
giovedì, 19 ottobre 2006

BoRdErLinE

Sono fuori in balcone e fumo la mia sigaretta nervosa.

Qualche giorno fa avevo anche smesso, ma ora non ha senso niente.

Smettere.

Cominciare.

Mi piacerebbe metterci un ri- davanti, sarebbe ottimistico

per me

Io che sono una pessimista collaudata.

Sono fuori.

Fuori controllo

Fuori fase

Fuori da ogni ragionevole dubbio ora vorrei premere un tasto

Rewind

per cancellare gesti, parole, opere e omissioni

per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.

Fuori da ogni ragionevole dubbio vorrei riprendere il controllo

quella sicurezza che ostentavo qualche anno fa

quando mi sembrava di avere la vita in mano

se non addirittura il mondo.

E la stringevo con ghigno arrogante

sempre a testa alta.

Mi sento come la buccia di un caco acerbo

Ruvida

al tatto

al gusto.

Stanotte un cuore si è fermato e un altro tremava, dall’altra parte della cornetta

e il mio è rimasto sospeso

per qualche inutile frazione di secondo

mentre vomitavo parole sconnesse e sicure

come quelle di qualche anno fa.

Fumo fuori

e i gesti meccanici sono una sfida al cuore

quello mio

che ancora batte

ma fa strane capriole dentro

e vorrebbe esplodere, frantumarsi

come i pezzi di uno bellissimo puzzle.

Questo cuore duro, che si sta facendo sempre più duro

come una noce acerba, dal frutto amaro.

Non voglio che nessuno mi tocchi.

Nessuno mi sbucci.

legate

le mani

devono restare legate.

Frutto appeso al ramo

Duro

E amaro.

 

postato da: petiteAmelie alle ore 22:23 | link | commenti (7)
categorie:
martedì, 17 ottobre 2006

Astinenza

Ho voglia di una sigaretta

di un cucchiaio di nutella

di correre

di urlare

di ubriacarmi

di ridere a crepapelle, senza un senso

di finire e di iniziare

di baciarti mentre tu baci me    

di sciogliere con la fiamma ossidrica delle mie convinzioni la superficialità che mi circonda

di avere una rivincita, una almeno.

 

 

 andate a dare un'occhiata qui...www.lobodilattice.com

...e qui...http://cbh.splinder.com/

postato da: petiteAmelie alle ore 00:50 | link | commenti (2)
categorie:
sabato, 14 ottobre 2006

Requiem for a Dream

Oggi  è stata una giornata densa.

Di quelle che non lasciano sbavature.

Densa come la nutella

quando la dimentichi nel frigo

ed è inverno.

Vorrei parlare di un incontro denso

(sempre come la nutella di cui sopra)

di discorsi fatti di alchimie sorrisi e confidenze

di stereotipi presi a sassate e passeggiate ansiose sulla tiburtina

alla ricerca di un ristorante.

Di un saluto che aveva il sapore di arrivederci

di andate e ritorni

di un pacco inviato

bianco

che non doveva avere destinatario, né mittente

di acquisti rinviati

di questo caldo di ottobre così strano e quasi afoso

mi ricorda i trentacinque gradi di Lisbona

quando mi perdevo tra le strade ancora nuove

alla ricerca di una stanza.

Ma sono a Roma e dovrei essere tranquilla e invece

sono solo stanca e disorientata

un the e la ciambella

alle cinque

proprio come gli inglesi

un libro color mattone

che non finisce più

con una dedica inutile sul frontespizio

e la copertina già scollata

neanche avesse vent’anni

a me

di solito

ne danno venticinque

ho chiesto ad E. se è normale

lei mi ha detto di no.

Vabbé tanto meglio

forse

dopo

funzionerà all’inverso.

Di un sonno strano, che non è sogno

e non mi so spiegare.

della voce di Ana

che volevo proprio sentire

perché a saudade mata,

più di ogni altra malattia.

E allora coccolami, Annette

che mi mancano le nostre chiacchierate in balcone

le tue nevrosi, il tuo far finta di essere forte

per poi appenderti alle mie spalle

e piangere

mentre reclini il viso.

Questo grumo denso

che non si scioglie

che non viene via.

Ce l’ho piantato nello stomaco.

È appena sceso giù dal petto

ma è solo scivolato

di qualche centimetro

e toglie il fiato.

Ci mancava solo questo film

stasera

Un requiem che mi rimarrà negli occhi

Almeno per un po’.

 

postato da: petiteAmelie alle ore 00:51 | link | commenti (5)
categorie:
giovedì, 12 ottobre 2006

Oggi mi sono persa in una piccola porzione di città

a zonzo

con un’aria un po’ trasognata,

neanche stessi facendo una passeggiata tra le verdi e amene praterie

piene di fiorellini e mucche lilla

come quelle della cioccolata, per intenderci.

Con il libro color rosso mattone della Extebarría tra le mani

quello che mi ha regalato G.- enigmatico, insofferente, incomprensibile (non il libro, l’amico.)-

per il mio compleanno.

e la musica di Battisti piantata nelle orecchie.

Ho dato uno sguardo fugace e poco impegnativo alle vetrine

comincia la parte più seccante

quella in cui mia madre mi chiama ogni tre ore

in preda a crisi di logorrea isterica

per sapere se ho già deciso cosa mettere per quel giorno.

 

Mamma ti vorrei ricordare che ho l’età per decidere Da Sola come vestirmi, cosa dire, come comportarmi.

 

Si, lo so, lo dico solo per ricordatelo.

 

Ricordarmi di cosa???

 

Che non ti vorrai mica laureare con i jeans??

 

No, ma il tailleur te lo scordi.

 

E ricomincia la solita manfrina, lei a blaterale instancabile e io ad annuire,

fino a quando la pazienza me lo permette.

E poi la sorpresa di scoprire che c’è gente che ha piacere di farsi un viaggio per vederti, per onorare il giorno, il famoso giorno…io, avessi potuto scegliere, non lo avrei detto neanche ai miei. Però poi dopo avrei dovuto subire la seccatura di essere diseredata per sempre dalla famiglia. Non ne valeva la pena insomma.

Ma adesso questa piccola pallina di neve che diventa una valanga…mi mette un po’ l’agitazione.

Molto rumore per nulla

diceva il mio amato Pirandello.

Appunto, lo dico pure io.

In fondo è solo un piccolo passo,

piccolo piccolo.

Non mi sembra di essere arrivata in nessun luogo,

un po’ come quando mi son ritrovata ad Évora

con una comitiva di erasmus tedeschi

e mi sentivo così fuori luogo, così strana

io abituata alla caciara degli italiani e degli spagnoli

mi ricordo ancora il trenino buffo, che pareva una camionetta per i rumori strani che emetteva e la piccola stazione della città, piena di azulejos blu.

E il sole e i pavoni che giravano indisturbati mentre prendevo il caffé con i tedeschi amabili, perfettini e congelati.

 

Bisogna festeggiare, mia figlia si laurea solo una volta.

 

Ma anche no. Cosa diavolo dici, mamma?

 

Abbozzo, faccio finta di capire. Metto le cuffiette nelle orecchie, mi perdo tra le parole di questa Donna In Bilico e non ci penso più.

Prima o poi passerà.

 

E per vedermi dovevo disfarmi di tutte quelle immagini e tenermi solo quella disegnata nell’ultima solitudine, la più intima, senza fusioni né doppi. Quella in cui l’altro non entrava.                (Lucía Etxebarría, “Una donna in bilico”)

 

 

postato da: petiteAmelie alle ore 22:11 | link | commenti (1)
categorie:
martedì, 10 ottobre 2006

Passi che non dormo da quindici giorni come una persona deve fare per avere una normale attività fisico-celebrale.

È normale

Passi che mangio pizza perché non ho tempo di cucinare.

È normale

Passi che non faccio una passeggiata e non affondo il naso in un libro perdendomi nel più completo ozio almeno per un’ora.

È normale

Non c’è tempo, non c’è tempo…

…ma che un idiota non sappia scrivere sulla copertina di una tesi una semplice frase dopo avermi fatto pagare la bellezza (bruttezza!!!) di 65 euro…

QUESTO NON  È NORMALE!!!

...e poi la gente mi chiede perché sono nervosa.

Ma vaffanculo.

postato da: petiteAmelie alle ore 01:43 | link | commenti (2)
categorie: