Oggi, mentre mi perdevo tra chili di fotocopie e strade di pensiero tratteggiate di colore e matita,
A me non piace studiare con i rumori intorno
Mi deconcentra da morire. Ci sono cose che devo fare solo ascoltando il suono del cervello. Ma non ho potuto fare a meno di tendere l’orecchio quando ho sentito questa canzone. La prendo come una metaforica pacca sulla spalla
Curva e dolorante.
E mi sa che queste parole non mentono.
O per lo meno questa notte
voglio credere che sia così.
Ragazzo Sogna
E ti diranno parole
rosse come il sangue, nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte; io conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro;
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento;
copri l'amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello;
a volte passa qualcuno,
a volte c'è qualcuno che deve vederlo.
Sogna, ragazzo sogna
quando sale il vento
nelle vie del cuore,
quando un uomo vive
per le sue parole
o non vive più;
sogna, ragazzo sogna,
non cambiare un verso
della tua canzone,
non fermarti tu...
Lasciali dire che al mondo
quelli come te perderanno sempre;
perchè hai già vinto, lo giuro,
e non ti possono fare più niente;
passa ogni tanto la mano
su un viso di donna, passaci le dita;
nessun regno è più grande
di questa piccola cosa che è la vita
E la vita è così forte
che attraversa i muri senza farsi vedere
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare;
la vita è così grande
che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire
Sogna, ragazzo sogna,
quando lei si volta,
quando lei non torna,
quando il solo passo
che fermava il cuore
non lo senti più ;
sogna, ragazzo, sogna,
passeranno i giorni,
passerrà l'amore,
passeran le notti,
finirà il dolore,
sarai sempre tu ...
Sogna, ragazzo sogna,
piccolo ragazzo
nella mia memoria,
tante volte tanti
dentro questa storia:
non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio
sulla scrivania,
manca solo un verso
a quella poesia,
puoi finirla tu.
Roberto Vecchioni
Mi succede di essere impulsiva
spesso
un profumo, un colore, un paesaggio, gli occhi di una persona
posso innamorarmi facilmente di molte cose.
...è accaduto con questo libro
tra la moquette nera e il silenzio di una di quelle librerie mastodontiche
che a me non piacciono tanto.
L’ho guardato, mi ha guardato
ed è stato amore a prima vista.
O verbo do não-dizer
expiar
o beijo não-dado
o coração apressado
calado no intervalo
das palavras
Páginas Despidas - Ozias Filho
Sono giorni pieni
come un uovo sodo
densi densi
di cose da fare, da pensare, sistemare soppesare
sono giorni di sorrisi e discorsi in portoghese
sono giorni di tortilla e tiramisù
di pioggia e discussioni
di amici nevrastenici e di altri
che non cambierei per niente al mondo
come la nutella mangiata con il cucchiaio
sono giorni di sigarette inutili
bulimia
preoccupazioni e sospiri di sollievo
di notti bianche, argentate e passate a guardare Lisbon Story
che ti viene voglia di prendere il primo aereo
solo per fare un giro con il 28
e rivedere l’alfama in bianco e nero
tra le stradine segrete e solo mie
che pululano di gente
al suono del fado malinconico
sono giorni di video da sistemare, discorsi da fare
con diplomazia e pazienza
di tempo da fermare, dilatare, utilizzare
fino a quando basta il fiato
di finestre da aggiustare, di libri da regalare, di porte da chiudere
per aprire portoni
di capitoli da finire, di discorsi da adornare, di parole inutili
di file, telefonate, preoccupazioni vacue
insonnie da vincere, passaggi da chiedere e cene da preparare.
Sono giorni pieni, pieni
di freddo che sa di inverno
di piogge, tuoni e temporali
sono giorni di telefonate brevi, di messaggi stranieri
di giochi da fare.
Sono giorni di confetti rossi, sorrisi e sospiri di sollievo
di corse a perdifiato, di stanchezza e sfinimento
di strade che si incrociano
e percorsi che non finiscono.
Di pizza, birra e vino rosso rubino
di saudade e tenerezza
di Madredeus, nel grigio del pomeriggio romano
con le cuffie nelle orecchie
per cercare il quid giusto
una volta
almeno.
Questa notte (molto fonda) in chat con un amico.
Amico: tu che cerchi invece?
Io: che cerco? In che senso?
Amico: una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta
Io: io cerco tante cose
forse troppe
la migliore che potrei cercare è la felicità
poi mi accorgo che la colgo
in tanti piccolissimi frammenti di vita
che durano minuscoli istanti
ma ogni tanto la senti
ad esempio oggi
pioveva
(roma quando piove è un disastro)
si blocca tutto
io dovevo uscire per andare a trovare dei ragazzi portoghesi erasmus
che sono arrivati da poco
ho vissuto il tragitto
con una pace interiore
ho toccato
per un attimo
la purezza della felicità
perchè ero riuscita a ritagliarmi un istante solo mio
in quella marea caotica d gente
e mi bastavo da sola
mi sentivo attraverso una musica
anche se questo non può essere una cosa sempre possibile
ma in quel momento lo era
ed era perfetto
cerco l'amore
la capacità di essere felice attraverso gli altri
aiutandoli
e cercando d staccarmi dalla mediocrità di miei piccoli problemi
che sono grumi se paragonati alle piaghe sociali che esistono nel mondo
cerco d essere una persona più calma
e placare la mia incontinenza
ché alle volte è deleteria
perchè mi spinge a bruciare tutto in un fuoco di paglia
cerco di non piegarmi mai
allo squallore dei compromessi
di non vergognarmi se amo una persona e glielo voglio dire
di smussare il mio orgoglio
di migliorare il mio disordine
di dire grazie, ogni giorno, ai miei genitori
di guardare il cielo ogni tanto
perchè ne vale la pena
anche quando piove
di non vivere un giorno
come se fosse la copia di quello precedente
e pensare che bisogna almeno provarci
cerco di volermi bene
e molte volte non mi riesce
cerco di evitare l'ipocrisia
ma anche quella è una tentazione grande
cerco di non fare le promesse che so già che non potranno mai essere mantenute
cerco
ma non vuol dire che ci riesco
cerco di non smettere mai di cercare.
(non me la dovevi fare sta domanda)
Amico: grazie per aver risposto
Io: prego
Oggi parlavo con un mio amico della mia totale incapacità di ricordare le date dei compleanni. Mi ero sorpresa del fatto che, pur essendo lui un collega di facoltà che non frequento spesso, si ricordasse del mio così facilmente. Alla fine mi ha consolato dicendomi: l’importante è avere le persone nel cuore
si, vero
proprio là infatti sta la fregatura.
Scivola cauta questa pioggia,
l’ho vista scorrere dai finestrini del tram gonfio di gente,
tra il calore dei respiri, con la stanchezza nelle vene.
Scende da un cielo plumbeo e liquido
grigio senza toni
compatto e afoso
un’estate che scivola via
goccia dopo goccia
aprendo la porta ai prossimi mesi.
Stanchissima,
mi addormento sulla mia nuvola di preoccupazioni
e queste lacrime così sottili
dal suono trasparente
sono la mia ninna nanna
preferita.
…E tra qualche giorno sarà un autunno in più
nella mia vita.
Volevo raccontare un sacco pieno di scemenze.
Tipo che oggi è stata una giornata splendidamente oziosa e inutile e che l’unica cosa eccitante che ho fatto è stato tagliarmi il dito, mentre affettavo i peperoni per cena. Un post cretino e leggero. Poi mia sorella ha avuto la geniale idea di mandarmi una canzone che neanche volevo (perché tiziano ferro no mi fa propriamente impazzire) e ha insistito, talmente tanto, che alla fine ho ceduto.
- Dai, ascoltala, che ti costa!
…
Tiziano Ferro continua a non piacermi, ancora di meno se anche una sua canzone continua a procurarmi quel senso di
scioglimento nel cuore
che proprio no, non è salutare prima di andare a dormire.
Una lobotomia, ecco quello che ci vuole.
Che palle.
“Inventerai che non hai tempo
Inventerai che tutto è spento
Inventerai che ora ti ami un po' di più
Inventerai che ora sei forte
E chiuderai tutte le porte
Ridendo troverai una scusa
Una in più..”
Oggi anche il silenzio è perfetto.
Seduta sulla mia sedia in balcone guardo il rosso delle mie infradito, illuminate dalla luce della stanza alle mie spalle.
Un tiro, la luce dell’ultima sigaretta della giornata.
L’ultima
doveva essere due giorni fa
come avevo promesso ad O. che ora studia in sala, china sulle sue leggi noiose e tristi. Silenzio musicale, tra un tiro e l’altro. Mi ascolto respirare, con la cautela con cui ho vissuto questi ultimi giorni. E’ dolce il movimento, mi coccolo senza pudore. Stendo le gambe davanti a me, giocherello con le ombre dei miei piedi, così lunghi, così importanti. La sottanina rosa scivola verso il ventre,
svestita
di pensieri e di parole.
Davanti i palazzi pasoliniani di questo quartiere popolare, mi proteggono dai rumori e dagli occhi indiscreti della strada di fronte. Una sola luce accesa questa notte, di fianco a me.
E tutto il resto dorme.
Tiro ancora questa sigaretta di soddisfazione. E penso al punto che ho girato con la mia penna questa mattina. Un punto grosso come un mattone, che conclude un periodo fatto di troppe frasi subordinate.
Di quelli che mi fanno venire l’orticaria e voglia di voltare pagina. Quanto mi piacerebbe scrivere un romanzo fatto di frasi brevi.
Semplici e trasparenti.
Pochi attimi, sospiri tagliati e di rapida eleganza.
Ma mi accontento del libro che mi è stato regalato, lo rigiro tra le mani con la penna in bocca.
Rossa.
Sorrido.
Non mi stanco di farlo oggi.
Mentre leggo il mio Pennac sul bus, al passaggio del codice a barre della mia tessera bibliotecaria, seduta per terra in mezzo al movimento dell’università. Sorrido, dentro.
E dopo tanto tempo mi sento gelosa di questa inaspettata e violenta felicità.
Dico, ma non sei neanche un po’ contenta? Grida, urla, tira calci, insomma, si, reagisci.
Mi rimprovera E. preoccupata dalla mia pacatezza.
La guardo. Non riesco a spiegare il perché di questo silenzio solo mio.
Lo osservo
seduta su questo grande Punto
mi rigiro
e vado
a
capo.
Come sempre.